I FIORI DI BACH E LE ANIME PERDUTE

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L’anima (dal latino anima, connesso col greco ànemos, «soffio», «vento»), in molte religioni, tradizioni spirituali e filosofie, è la parte vitale e spirituale di un essere vivente, comunemente ritenuta distinta dal corpo fisicoL’anima (dal latino anima, connesso col greco ànemos, «soffio», «vento»), in molte religioni, tradizioni spirituali e filosofie, è la parte vitale e spirituale di un essere vivente, comunemente ritenuta distinta dal corpo fisico.

QUINDI POSSIAMO DIRE CHE L’ANIMA CORRISPONDE AL “SOFFIO VITALE”…. MA CHI HA EMESSO QUESTO SOFFIO VITALE????? 

Ovviamente D-O (si omette la i x rispetto), quindi parliamo di  Genesi (vedi Tōrāh ) riguarda la creazione dell’umano.

Quindi se si fa un atto di fede e si potrebbe dire che qualsiasi cosa per il solo fatto che vive ha l’Anima…. o riprendendo la Cabbala ebraica… solo l’umano ha l’Anima.

Pertanto i Credenti dei Fiori di Bach riaffermano  di poter estrarrel’Anima e la forza virtale dalle piante… sostituendosi a D-o.

L’Alchimia per 20.000 anni ha cercato di Estrarre la quintessenza dalle piante … cercava di estrarre la scintilla Divina dalla vita stessa. FALLENDO MISERAMENTE.

Perchè allora parlare dei Fiori di Bach????  

Perchè a volte, nostro malgrado, d’innanzi a certi fatti che coinvolgono le persone sofferenti per giustizia, amicizia ed empatina non possiamo stare zitti. 

I FIORI DI BACH FUNZIONANO?   Il parere di 100 milioni di incompetenti non rende vera una bugia.

Di seguito due articoli illuminanti. In ogni caso noi come Centro Ricerca Piante Officinali siamo sempre ben disposti a chiarire qualsiasi dubbio.

La bufala dei fiori di Bach

I famosi rimedi floreali sono spuntati persino in laboratorio didattico all’interno della Settimana della cultura scientifica del Miur: ecco cosa sono e perché non funzionano.

https://www.wired.it/scienza/medicina/2015/03/20/bufala-fiori-di-bach/?refresh_ce=

Si può parlare di fiori di Bach in un evento dedicato alla scienza? Dipende dalla prospettiva che si usa. Tra l’8 e il 15 marzo nel liceo scientifico Marco Vitruvio Pollione di Avezzano si è celebrata la Settimana scientifica e tecnologica, ricorrenza istituita dal Miur, con un ricco calendario di eventi dedicati alla diffusione della cultura scientifica che hanno coinvolto direttamente gli alunni di diverse scuole. Conferenze, proiezioni, gite ma soprattutto laboratori che i ragazzi, coordinati dai docenti, hanno preparato nei mesi precedenti in vista delle giornate aperte al pubblico del 12, 13 e 14 marzo.

Il programma spazia dai terremoti, all’alimentazione, alla salute. Per questo motivo è particolarmente triste apprendere che all’interno della manifestazione si sia dato spazio a una bufala scientifica tra le più ridicole, cioè quella dei fiori di Bach.

Una docente di una scuola secondaria della zona, che ha partecipato con due classi alla manifestazione del liceo, ha diffuso un articolo dove racconta l’esperienza del laboratorio C’era una volta un lago. L’insegnante spiega orgogliosa che i ragazzi dovevano ricostruire “il percorso storico dell’alimentazione del popolo dei Marsi, prima e dopo il prosciugamento del lago Fucino. Considerando che i Marsi, provenienti dalla scuola di Angizia, erano bravi medici e guaritori presso i Romani per la loro conoscenza delle proprietà terapeutiche delle piante selvatiche, gli alunni hanno approfondito la conoscenza e l’uso delle erbe officinali che insieme agli alimenti prevengono e curano determinate patologie dell’uomo. Hanno preparato con le erbe infusi, decotti, tisane, tinture, oli.”

Fin qui potrebbe sembrare un interessante progetto interdisciplinare che coinvolge anche l’etnobotanica, ma immediatamente dopo si aggiunge:

Il percorso è stato completato con il test dell’enneagramma che ha permesso ai visitatori di conoscere il proprio enneatipo (carattere) e di sapere quali fiori di Bach prendere e quali comportamenti adottare per modificare i lati negativi del proprio carattere.

I fiori di Bach non sono nient’altro che una pseudomedicina che si gioca con l’omeopatia il primato per i presupposti teorici più insensati.

Inventati dall’omeopata inglese Edward Bach, si distaccano dalla disciplina madre perché i rimedi, a base di una soluzione alcolica e preparati derivati da fiori, non sfruttano la famigerata legge dei simili (la patologia si cura con la stessa sostanza che ne causa i sintomi) e non sono preparati con le diluizioni dinamizzate dell’omeopatia.

Come spiega Medbunker, la preparazione dei rimedi è però altrettanto magica: i fiori devono essere dolcemente recisi e messi in acqua alla luce del Sole, in modo che essi possano trasferire all’acqua le loro benefiche vibrazioni. Questa acqua energizzata viene poi filtrata e diluita con pari quantità di alcol (brandy nella ricetta originale) e va a costituire la tintura madre. Dal momento che il rimedio finale deve essere ulteriormente diluito, alla fine rimane poco o nulla dei fiori di partenza, ma anche in questo caso si dice che è la fantomatica memoria dell’acqua a garantire l’efficacia del rimedio.

A differenza dell’omeopatia, i fiori di Bach dovrebbero agire specificamente sullo stato emotivo della persona e per questo il guaritore ha suddiviso i suoi rimedi in sette gruppi emozionali distinti: paura, incertezza, disinteresse per il presente, solitudine, ipersensibilità alle influenze e alle idee, scoraggiamento, preoccupazione per gli altri. Agendo su questi stati d’animo sarebbe possibile curare anche le altre malattie, poiché armonizzandoli si permetterebbe al corpo di guarire da solo. La fonte della malattia, insomma, è sempre nell’anima.

Ma quali piante ha scelto Bach, e perché? Inizialmente il guaritore aveva scelto 12 piante, ma poi ne aggiunse altre 26 che, a suo dire, “completavano la serie”. L’elenco lasciato ai discepoli è quindi di 38 vegetali, identificati unicamente col nome comune (gli omeopati non sono mai stati bravi in sistematica). Il criterio per la scelta è stato uno solo: l’intuizione. Nessuna analisi e nessun esperimento per Edward Bach che, come scrive il Centro Bach nelle note biografiche:

[…] abbandonò i metodi scientifici da lui usati fino a quel momento, scegliendo di affidarsi alla sua innata sensibilità di guaritore facendosi guidare dalla propria intuizione. Uno a uno, trovò tutti i rimedi che cercava, ognuno collegato a una emozione o a un particolare stato mentale.

Il medico Harriet Hall definisce efficacemente la teoria dietro i fiori di Bach come spazzatura, ma che dire allora dei milioni di persone che li utilizzano soddisfatti? Fino a quando non si mettono alla prova, non è possibile stabilire se si tratta di autoinganno (placebo) o se esiste un effetto di qualche tipo.

Queste prove sono state ripetutamente effettuate e, come nel caso dell’omeopatia, la conclusione è una sola: l’attività dei fiori di Bach non è distinguibile dal placebo. Oltre agli aneddoti, i discepoli citano solo la manciata di studi metodologicamente dubbi da cui sembra emergere un effetto, ma quando si prendono in esame le revisioni sistematiche, come quella del 2010 del dottor Edzard Ernst, l’illusione scompare: a oggi l’efficacia dei fiori di Bach per il trattamento di qualunque condizione non è mai stata provata.

Torniamo al caso abruzzese: l’articolo dell’insegnante nomina inoltre il test dell’enneagramma. Si tratta di un test della personalità di derivazione New Age, totalmente screditato dagli psicologi che è spesso usato dai credenti nei fiori di Bach come punto di partenza per definire il gruppo emozionale e, quindi, il rimedio. Allo stesso modo l’enneagramma è utile ad astrologi, omeopati e a qualche life coach.

A conti fatti quindi i fiori di Bach sono una moderna superstizione, con tanto di rituali codificati e innovazioni, che di certo non ha nulla a che vedere con la scienza. Gli educatori potrebbero forse sfruttarla per insegnare lo scetticismo scientifico, ma che si sia potuto far credere a degli alunni che avesse un fondamento, per giunta all’interno di una manifestazione che celebrava scienza e tecnologia, è davvero surreale.

Fiori di Bach: il placebo ideale

La corrispondenza tra un fiore ed un determinato stato d’animo non è mai stata dimostrata

La medicina, come tutte le scienze, accetta le nuove scoperte e fa della continua ricerca il motivo stesso della propria esistenza. Non è escluso che quello che oggi ci appare inconsueto o non evidente un giorno sarà motivo di cura o di progresso. Le medicine alternative mancano quindi sia di risultati scientificamente apprezzabili che di evidenza. La pericolosità di alcune medicine alternative non è insita nel tipo di cura ma è secondaria al fatto che chi si sottopone a cure non riconosciute può essere distolto da terapie più efficaci e provate o perdere tempo prezioso per diagnosticare o curare patologie che, anche se gravi, possono essere risolte. Esistono “cure alternative” che al contrario sono tossiche o possono causare danni diretti: sono le più pericolose. Effetti terapeutici e collaterali sono provocati da qualsiasi sostanza dotata di azione. Qualsiasi sostanza attiva che produce un effetto nel nostro organismo non ha solo effetti benefici: è il bilancio tra questi e quelli negativi che interessa la medicina e quando i primi sono superiori ai secondi la si sfrutta come cura. Una molecola che non ha nessun effetto collaterale è quindi un prodotto neutro ed inerte. Un placebo.

Tra queste “cure placebo” possiamo classificare pratiche come l’omeopatia, la reflessologia o i fiori di Bach. Come per altre terapie alternative anche per quella chiamata dei “Fiori di Bach” non vi è una profonda conoscenza, da parte di chi la utilizza, dei meccanismi di funzionamento della presunta cura. In genere la medicina alternativa è considerata “dolce”, “naturale” e leggera ma come abbiamo visto non è sempre così.

Nel caso dei fiori di Bach invece abbiamo un esempio abbastanza evidente di una “cura” che deriva totalmente da prodotti della natura, che non ha effetti collaterali, che si può assumere in qualsiasi condizione di salute. Ha un’altra caratteristica in comune con la maggioranza delle medicine alternative: funziona come un placebo.

La cura a base di fiori nacque attorno agli anni trenta ad opera di Edward Bach (nato nel 1886), un medico gallese. Bach aveva teorizzato che alcune proprietà contenute in certi fiori potessero trasferirsi nel nostro corpo aiutandoci a risolvere dei problemi principalmente di natura psicologica. Per Bach la maggioranza delle malattie aveva origine psicosomatica (lo stato psichico cioè si rifletteva sullo stato fisico) così il nostalgico sviluppa una malattia in un dato organo ed il timido ne sviluppa un’altra in un altro organo e così via. A sua volta il disturbo psichico nasce da una “disregolazione” dell’equilibrio tra noi ed un’energia superiore che regola le nostre attività, una sorta di “energia cosmica”.

In realtà da questa disciplina negli anni nacquero diverse varianti, tutte classificate nel calderone della “floriterapia”, la cura delle malattie cioè tramite le proprietà dei fiori.

Come spesso avviene l’approccio di Bach alle malattie aveva anche un aspetto metafisico, ultraterreno e per questo secondo lui la cura che aveva messo a punto era un modo per prevenire e curare quei disagi psicologici per permettere ad un teorico “flusso energetico” di riportare in equilibrio tutto il nostro organismo e rimetterci in pace con la “vibrazione” universale.

Così pensò bene di utilizzare i fiori che sarebbero carichi di questo flusso energetico che ci aiuterebbe a raggiungere l’equilibrio perduto. Questi devono essere in ottimo stato ed in piena fioritura. Messi a bollire in acqua dopo un’accurata raccolta, ma ancora meglio esponendoli alla luce naturale del sole, essi trasferiscono la loro “energia” e la loro “vibrazione” al liquido che li contiene.

Il liquido così ottenuto viene filtrato e diluito con una pari quantità di brandy (o cognac): è la tintura madre di quel determinato fiore.

La tintura viene poi diluita in ulteriore brandy (2 gocce in 10 ml) e quello che si ottiene subisce un’ulteriore diluizione. Il prodotto finale va usato a gocce. Due gocce per tre-quattro volte al giorno, costituiscono il trattamento tipico. Ogni boccetta può contenere una o più tinture madri.

Bach descrisse 12 fiori “guaritori” 7 “aiuti” e 19 “assistenti”, ognuno associato ad uno stato d’animo o ad una predisposizione caratteriale. Esiste ad esempio la violetta per chi ama stare solo o l’olivo per chi è stressato, il faggio per il polemico e la rosa canina per il rassegnato e così via.

Come si può intuire il quantitativo finale che giunge all’organismo della tintura madre così diluita è davvero esiguo se non inesistente, ma ciò che caratterizza questo tipo di “cura” è soprattutto che la corrispondenza tra un fiore ed un determinato stato d’animo non è mai stata dimostrata ed è unicamente il risultato delle intuizioni personali di Bach.

Si potrebbe pensare a sostanze contenute nei fiori che, pur non avendo collegamento con gli “stati d’animo” decisi da Bach, possano avere degli effetti sul nostro corpo, ma come abbiamo visto la diluizione di tali sostanze è talmente elevata che un eventuale potere terapeutico andrebbe perso.

Nonostante questo la pratica si è diffusa ed è richiesta soprattutto da chi soffre di disturbi dell’umore o psicosomatici.

Già le basi teoriche di questa disciplina sono piuttosto discutibili. I presunti benefici tratti dalle proprietà dei fiori di Bach non si ottengono sfruttando le numerose sostanze chimiche contenute nel fiore come in qualsiasi vegetale (come si fa nella medicina standard), ma sfruttando presunte energie e vibrazioni che gli apparterrebbero. In realtà nessuno mai ha dimostrato o misurato l’esistenza di “vibrazioni” floreali o di flussi energetici ed inoltre Bach non distingue le malattie come danno organico, problema legato ad un organo o ad un apparato; eppure oggi sappiamo che un infarto cardiaco è provocato da un danno di natura ischemica al cuore, danno che non solo è visibile ma anch’esso misurabile e di cui si conoscono i meccanismi. Ridurre quindi la malattia ad esclusiva espressione di uno stato d’animo è un atteggiamento che non riconosce le evidenze ed è tipico di un’era scientifica legata a credenze più religiose che fisiologiche.

Gli studi scientifici in questo caso sono stati alquanto chiari: i fiori di Bach agiscono esattamente come il placebo. Prendere una pillola di zucchero o due gocce di fiori di Bach ha praticamente lo stesso effetto. La cosa interessante è che anche riviste che trattano di medicine alternative hanno pubblicato studi che sottolineano l’inefficacia dei fiori di Bach e lo studio di un centro medico che utilizza fiori di Bach parla di “effetti potenziali”.

In certi casi (ansia, depressione, percezione del dolore, psicosi) è possibile rilevare un effetto apparentemente evidente dei fiori di Bach. Questo non deve sorprendere. Sentirsi “sotto cura” e sottoporsi ad una terapia con regole precise (la posologia) può ottenere un buon effetto su certe malattie di tipo psicosomatico proprio per mezzo dell’effetto placebo.

L’effetto placebo si basa proprio su questa capacità del nostro corpo di “convincersi“ di stare meglio ed i fiori di Bach utilizzano questo effetto rinforzato dalle modalità di somministrazione.

Come la maggioranza delle terapie alternative (agopuntura ed omeopatia per esempio) infatti, anche quella a base di fiori di Bach è caratterizzata da una sorta di cerimoniale di preparazione.

Se dicessi che domani andrò a mettere qualche fiore di campo a bollire in acqua, per poi offrirne qualche goccia a chi soffre di mal di testa per curarlo sarebbe dura trovare qualcuno disposto a credermi. Se invece dicessi che è necessario recidere rigorosamente con una forbice dei fiori ben precisi nel momento di loro massima energia, solo in una mattina assolata, in campi di fiori puliti e ventosi per poi metterli in macerazione alla potente luce del sole in attesa che le vibrazioni si intersechino con le molecole dell’acqua piovana, probabilmente risolverei molti casi. Sono quelli che si sarebbero risolti lo stesso senza nessuna terapia e questo non perché è cambiata la ricetta ma perché ho trovato il modo migliore di offrire il placebo, di venderlo.

Per questo definisco i fiori di Bach il placebo ideale. Si possono proporre per qualsiasi malattia, non hanno, naturalmente, nessun effetto collaterale, non presentano controindicazioni, non possono causare allergie e soprattutto hanno tutte le carte in regola per essere presentate come meglio si addice al “paziente”. La differenza con l’omeopatia o l’agopuntura?

Li vendono nei negozi di erboristeria (quasi sempre) e nessuno li spaccia per “medicine”.

Bibliografia

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  • Complementary Therapies in Clinical Practice 2007 Aug;13(3):174-83. Epub 2007 Apr 23
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  • Journal of Anxiety Disorders, 2001 Jul-Aug;15(4):359-66.