Visita al Giardino dei Semplici di Zuglio Alla ricerca del Paradiso Perduto

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DOMENICA 02 AGOSTO  ORE 14,30 COMUNE DI ZUGLIO UD

L’IMPORTANZA DEI GIARDINI DEI SEMPLICI

I giardini dei semplici nascono come necessità delle università di insegnare ai propri allievi  il riconoscimento delle piante officinali e di fornire “materiale terapeutico” ai vicini ospedali.

Chiaramente noi Naturopati non abbiamo la necessità di essere dei botanici visto che il nostro compito è di “fare la giusta diagnosi” e di apprendere seguiti da un Magister la Grande Via della Fitoterapia scientifica

Il Giardino dei Semplici,  comprende circa 1200 piante perlopiù autoctone, è un orto botanico tematico sorto nel 1996 all’interno della Polse di Cougnes, centro ecumenico di accoglienza, spiritualità, cultura e ambiente.


Situato a circa 750 m di altitudine presso l’antica Pieve di S. Pietro, si estende su quattro terrazze: la prima ospita le piante alimentari e quelle velenose; nella seconda e nella terza terrazza sono sistemate le piante che tradizionalmente curano i disturbi dei vari apparati umani, oltre a diverse piante utilizzate per amari-digestivi e liquori in genere; nell’ultima terrazza sono collocate alcune famiglie botaniche che comprendono specie diffuse in Carnia e nel territorio limitrofo.In questo giardino “dei semplici” trovereta anche arbusti ed alberi, anche non tipici delle nostre zone come il Ginkgo biloba.
 

l Giardino dei Semplici di Zuglio

Nel 1996, negli spazi della Fondazione Polse di  Côugnes è sorto il  “Giardino dei Semplici”. Si tratta di un orto botanico  tematico che comprende circa 1200 piante, in gran parte autoctone, disposte su quattro terrazzamenti distinti secondo un criterio legato alle proprietà o caratteristiche peculiari delle piante stesse

Il primo, infatti, ospita le piante alimentari e quelle che invece sono velenose; il secondo e il terzo le piante officinali e quelle utilizzate per la preparazione di amari e liquori; nell’ultimo, infine, trovano posto alcune famiglie botaniche presenti in Carnia e nel territorio limitrofo, nonché una parte
delle piante protette dal Regolamento attuativo della legge regionale n. 9/2007. Dopo l’ultima terrazza, infine, lungo un sentiero tracciato nel prato si trovano le felci. Annesso all’orto botanico c’è un locale adibito a laboratorio attrezzato con apparecchiature specifiche, un erbario e una collezione di semi e di droghe vegetali. Qui si svolgono esercitazioni didattiche per studenti e visitatori: di grande interesse sono le dimostrazioni pratiche sulla raccolta, conservazione e utilizzazione delle piante medicinali attraverso la preparazione di polveri,  decotti, infusi, tinture, oleoliti, enoliti; attraggono molti appassionati, inoltre, le lezioni di anatomia vegetale. Il Giardino dei Semplici  rappresenta un luogo di interesse non solo per appassionati, ma anche per studiosi e professionisti: è infatti sede di attività di studio e ricerca per gli studenti della Facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Trieste e della Facoltà di Agraria dell’Università.

La Storia

Nel suo insieme l’orto-giardino è simbolo del Paradiso, del Cielo e rievocazione del Paradiso perduto. Il giardino dunque è un luogo sacro, in cui le armonie vegetali richiamano quelle dell’universo.

Altre sue caratteristiche sono il legame con l’edificio, di cui il giardino rappresenta il suo espandersi all’aperto e dove l’uomo si pone al suo centro, tra aiuole, piazzali, sentieri e bacini d’acqua e dove la bellezza si fonde con una simbologia antica quanto l’uomo stesso. Questo universo è protetto da un muro di cinta…per impedire lo sguardo ad occhi estranei.

I Giardini Egizi

I giardini più antichi, sono quelli egizi. In una tomba di Tebe, è stato ritrovato un affresco rappresentante una lussuosa villa risalente al 1405-1370 a.C dove si vede la casa ed il giardino riprodotto delimitato da un muro di cinta primo esempio di giardino-orto chiuso (Hortus conclusus). Da ricordare il “Giardino botanico di Karnak” del faraone egizio Tutmosi III.

 

I Giardini Assiro-babilonesi

Altrettanto famosi erano i giardini degli Assiri dove l’importanza delle “piante” era tale da comprendere nei bottini di guerra anche gli alberi, della cui bellezza si gloriavano. Ma i più famosi giardini della civiltà assiro- babilonese furono quelli pensili di Babilonia, attribuiti a Semiramide una regina vissuta forse nel sec. IX a.C..

I Giardini Greci

In Grecia alla fine del VI secolo a.C. si cominciarono ad avere spazi verdi nelle città, acclusi ai templi, stadi, palestre e scuole. I giardini privati nelle città furono sempre pochi, mentre era molto diffusa la coltivazione, in vasi di terracotta, di piante a rapido accrescimento come il finocchio, la lattuga ed anche il grano e l’orzo.

Una delle ragioni per le quali si sostiene che l’Antica Grecia non abbia prodotto sfarzosi giardini è riconducibile alla vita democratica delle polis, che avrebbe mal visto lo sviluppo di giardini privati come dichiarazione di ricchezza e benessere. Peraltro la cultura cretese-micenea fu amante dei fiori, difatti dai reperti possiamo dedurre una centralità del motivo floreale decorativo, come già era stato per quella egizia.
Per i greci occuparsi del giardino era un’attività prevalentemente femminile o alla quale ci si poteva dedicare durante le pause tra una guerra e l’altra.
Le influenze persiane si propagarono all’antica Grecia: attorno al 350 a.C. c’erano giardini presso l’Accademia di Atene e Teofrasto, considerato il padre della botanica, si suppone avesse ereditato il giardino di Aristotele. Anche Epicuro possedeva un giardino in cui amava camminare e insegnare, che lasciò poi a Ermarco di Mitilene. Alcifrone fa menzione di giardini privati.
Il giardino greco era spesso pubblico. Questo interesse iniziò a svilupparsi all’epoca di Cimone, fu lui che fece piantare alberi nell’Agorà di Atene. Fondamentale per i greci era l’attività che si svolgeva al Ginnasio o nelle Accademie, spesso descritti nei dialoghi di Platone o nei testi di Senofonte

Fu molto importante il culto di Adone, in onore del quale si costruivano i giardini di Adone, di cui esempi ottimamente conservati sono visibili presso il Museo di Locri. Si trattava di riempire vasi o contenitori con della terra e farvi germinare semi di legumi o cereali (ma anche lattuga, finocchio, insalata). 

I Giardini Romani

Intorno al sec. II a.C. si diffuse la distinzione tra villa di campagna e villa di città: hortus o villa indicava il giardino rurale, horti invece furono chiamati l’insieme di edifici e giardini costruiti intorno e al centro di Roma.

Dioscoride (40-90 d.C.), fu un medico,

botanico e farmacista greco che esercitò a Roma ai tempi dell’imperatore Nerone, classificò ben 813 rimedi vegetali.

In epoca romana Vitruvio descrive le palestre, costituite da una sala a colonne, detta xystos, dove si potevano svolgere le attività fisiche anche in caso di maltempo. Attigue a questa sala c’erano delle passeggiate all’aria aperta che i romani chiamavano xysta. Si trattava di boschetti o piantagioni di platani disposti tra due portici, c’erano anche sedili e panchine. Usualmente, alla fine dello xysta, si trovava lo stadio. Si pensa che nei prati delle passeggiate potesse crescere abbondante l’acanto[9].
In questi giardini si passeggiava e discuteva di filosofia (il termine “filosofia peripatetica” trae origine dal fatto che si percorreva un perimetro. I latini appresero la metodologia e coniarono il detto “Solvitur ambulando“). Nel giardino privato si prediligeva la coltura di piante officinali e di ortaggi. I giardini privati erano solitamente piccoli spazi chiusi posti su un lato o sul retro dell’edificio. Lo studio delle erbe officinali era molto avanzato, come testimonia l’opera di Dioscoride sulle piante usate a scopi medici.

Galeno (131-201 d.C.) scrisse numerosi libri di medicina ed erboristeria, difatti i prodotti erboristici si chiamano “ preparazioni galeniche” da Galeno.

 

Culti romani del giardino

Il giardino era per i romani, parte integrante della casa, del focolare domestico, ed era dedicato al culto dei Lari (Lares familiares), antenati, defunti, protettori della casa e della famiglia. Ai Lares familiares venivano affiancati i Lares agrestes, delle divinità del giardino. I Lari erano collegati a Priapo, divinità della fecondità. Nei periodi dei riti dionisiaci o dedicati ad altre divinità della fertilità, nel giardino (viridarium), venivano disposte delle statuette di satiri. Priapo diventava il Ruber Custos (il Rosso Custode), molto simile ad uno spaventapasseri dipinto di rosso. Sembra anche che nel periodo del solis invictus, i Lares agrestes venissero spostati lungo il perimetro del giardino, usanza da cui sarebbe originato il presepe (da “praesepere”, vicino alla siepe). Alcuni studiosi hanno ipotizzato che sia da quest’uso che derivino i moderni nani da giardino. Alla figura maschile di Priapo si affiancano diverse divinità femminili. Una Venere rustica protettrice dei produttori di vino, che diverrà in seguito Venus Julia. Flora, di origine sabina, che presiedeva a tutto ciò che fioriva, e Pomona, antica divinità italica, che presiedeva a tutto ciò che fruttificava.

II giardino Medievale

Nella lunga crisi che interessò l’Europa tra il V e il X secolo, la Chiesa svolse un ruolo di primo piano riuscendo a garantire la conservazione della cultura ed un minimo di organizzazione civile e sociale.

Ogni aspetto della vita medioevale fu improntato ovviamente sui valori spirituali e cristiani, anziché sui valori terreni, della civiltà classica. Così i giardini erano piccoli, recintati e sorgevano nei chiostri dei conventi e nei pochi spazi delle corti dei castelli.

Gli insediamenti conventuali avevano una conformazione abbastanza complessa: una cinta muraria conteneva edifici, giardini e tutto quanto era necessario all’autonomia della vita del convento, come aveva prescritto San Benedetto.

 

Lo sviluppo dei giardini medievali trova uno slancio con l’ordine dei Benedettini che stabilisce che entro le mura si debba trovare “tutto quanto necessario alla vita dei monaci, prima fra tutti l’acqua e le sistemazioni a giardino”[28], anche se non si sa con certezza quanto questa regola possa essere stata rispettata e soddisfatta anche a Montecassino. Una fonte importante è una pianta di un monastero benedettino, conservata presso la biblioteca di San Gallo[29]. Oltre alla struttura principale delle chiesa, degli edifici annessi, di scuole, locande, ospedali, stalle, si può notare come le celle dei monaci e e quasi tutti gli edifici si rivolgano verso uno spazio centrale: un cortile aperto circondato da portici.

Anche qui il chiostro segue la regola dei quattro quadranti, con al centro degli assi un albero e delle erbe. Anche i riquadri sembrano essere piantati con prato, erbe e fiori. Il giardino claustrale era quello più bello e in genere riservato ai soli monaci, ma esistevano anche giardini al di fuori del chiostro, solitamente ben esposti a sud e riparati da mura contro le intemperie. I giardini non claustrali, che servivano dunque all’uso dei monaci e di chi lavorava nei monasteri, erano solitamente ripartiti in “parcelle” rialzate (il che facilitava il lavoro e rendeva più comoda la concimazione col letame). Di solito c’erano delle parcelle riservate alle erbe officinali e medicamentose, tra cui -sembra- si trovassero anche quelle destinate ai fiori ornamentali, e poi quelle destinate ad uso alimentare, spesso monocolturali. Il numero era solitamente pari e le parcelle erano delle stesse dimensioni e ripartite in maniera lineare, ortogonali le une alle altre, come in una scacchiera[30]. Un’altra delle fonti più importanti per comprendere che tipo di piante e fiori si coltivassero negli orti monastici è il “Capitulare de villis vel curtis imperii”, detto semplicemente Capitulare de villis (in italiano: “Decreto sulle città”) emesso da Carlo Magno, circa nel 795, in cui vengono nominate 73 erbe e 16 alberi che Carlo Magno voleva fossero coltivate nelle sue terre. Nel “Capitulare” veniva anche richiesto un rapporto annuale, da presentare a Natale, sui raccolti ottenuti, non solo di piante eduli, ma anche ornamentali.

 Si fa un ulteriore passo avanti con le regole dell’ordine dei cistercensi, per i quali doveva esistere non solo il giardino con erbe e fiori, ma anche il giardino per gli infermi e i convalescenti, in cui ci fosse una vasca per i pesci con bordi alti, in modo da potervisi sedere, recinti con alberi da frutto, passeggiate. In definitiva un luogo in cui il piacere dell’anima si fondeva in maniera spirituale alle necessità di ordine quotidiano. Al di là dell’aspetto religioso, in epoca moderna, molti terapisti consigliano l’ortoterapia come pratica coadiuvante negli stati di patologie, specie di ordine psicologico.

Il rapporto tra i giardini e la sacralità cattolica sarà molto stretto durante il Medioevo, e il giardino simbolo della purezza di Maria. Dopo il 1000, e ancora più avanti, dal 1200 in poi, il giardino monastico migliora la qualità della tecnica, con parcelle ben divise e viali lastricati in cotto o pietra locale, l’esposizione sempre studiata per avere la migliore insolazione e al centro del giardino claustrale elementi simbolici ricorrenti, quali l’acqua, il ginepro, gigli, rose, iris. Spesso i monaci avevano dei giardini privati, come a Padula, poiché era una caratteristica dell’ordine cartusiano che avrà grande diffusione a partire dal XIV secolo.

 

Giardini Cortesi….o della Piacevolezza

Al contrario poche sono le testimonianze di giardini all’interno di castelli, di cui sappiamo quasi esclusivamente dai romanzi cavallereschi. Da opere letterarie come Roman de Tristan, Roman de Erec ed Enide o la Chanson de Roland, si deduce una forma ricorrente di giardino nobile: un giardino recinto, diviso da graticci, alberi da frutto e la presenza di un ruscello o una fontana. Da numerose miniature medievali abbiamo una visione molto definita del giardino cortese medievale. Le miniature considerate maggiormente dalla storiografia dei giardini sono quella “dell’unicorno” (in realtà un particolare di un arazzo francese del XV secolo conservato a New York), una miniatura di un codice redatto per Francesco I, una miniatura di Missel per Renaud de Montauban, una miniatura olandese della Cité des dames, la splendida miniatura contenuta nel De Sphaera, alcune illustrazioni per la terza giornata del Decameron, le miniature per il Roman de la Rose, e molte altre ricavate da Tacuinum sanitatis e altre[31]. da tali illustrazioni si possono ricavare degli elementi ricorrenti nel giardino cortese: la ripartizione in “stanze” differenti, dove ci si potesse riunire ed amoreggiare, la presenza di muri e archi, di graticci, di tonneau, di fontane, a volte molto elaborate, di sedili ricavati da un basso terrapieno ricoperto di prato, circondato da un basso muretto a mo’ di schienale. I fiori erano disposti sul perimetro delle mura, dispersi nei prati, o coltivati in parcelle rettangolari o quadrate allineate, spesso sopraelevate e circondate da un graticcio di legno morbido intrecciato (a questo scopo veniva di solito destinato il salice). Nel Medioevo il giardino fu anche un luogo di piaceri e delizie, nonché un luogo dove amoreggiare. Il giardino italiano già acquistava la caratteristica di luogo di piacere e di “locus amoenus”, mentre in area francofona, grazie soprattutto al Roman de la Rose, il giardino acquistava significato misticheggiante.

Scuola Salernitana

Il primo orto botanico del mondo occidentale, probabilmente, sorse ad opera di Matteo Silvatico, medico della Scuola medica Salernitana tra il XIII ed il XIV secolo.

Nel suo giardino dei semplici, vennero per la prima volta coltivate e classificate una grande quantità di piante ed erbe, per studiarne a scopo scientifico le proprietà terapeutiche e medicamentose

Hortus conclusus

I giardini della Genesi, quelli del Vangelo e i nuovi cieli e nuova terra dell’Apocalisse di Giovanni sono i modelli di riferimento di tutta l’esperienza alto medievale,

La sua forma quadrata riflette i quattro angoli dell’universo, la Gerusalemme celeste, il suo centro è costituito da un albero (albero della vita) oppure dal pozzo o fonte (fonte di sapienza, simbolo del Cristo e dei quattro fiumi del paradiso).

Nel simbolismo mistico medievale, diventa spesso metafora della sposa, della Vergine Maria e della stessa Chiesa, in una riproposizione in chiave cristiana di quello che per gli antichi era il “bosco sacro”.

L’Hortus conclusus è un giardino segreto e “magico” all’interno del chiostro al riparo da ogni male.

Una nuova didattica

Verso la metà del 1400, sorge la necessità, in molte università, di affiancare alla facoltà di medicina degli orti dei semplici a scopo didattico, per permettere agli studenti la corretta identificazione delle piante officinali, visto che c’era molta confusione ed erano frequenti gli errori e le frodi con gravi danni alla salute delle persone.

Pisa

L’Orto dei semplici dell’Università di Pisa sorge nel 1544 per l’intuizione di Luca Ghini, famoso medico e botanico imolese, grazie ai finanziamenti concessi dal Granduca di Toscana, Cosimo I de’ Medici, quest’orto pur essendo il più antico ha cambiato sede tre volte.

Un po’ di chiarezza

Il 1544 è una data storica perché a Venezia Pier Andrea Mattioli (1500-1577) medico-botanico senese, pubblicò il suo erbario figurato “Commentari alla Materia Medica di Dioscoride”, nel quale sono descritte ed illustrate circa 1200 specie di piante d’uso medicinale. Fino ad allora tutti gli studiosi si basavano sugli “antichi”, il Mattioli per la prima volta rivisita tale eredità comparandola con l’esperienza diretta creando un minuzioso erbario figurato.

Padova 1545

L’Orto Botanico di Padova, fondato nel 1545, é il più antico Orto Botanico Universitario del mondo, essendo tutt’ora nella sua sede originale. Fu istituito, su delibera del Senato della Repubblica Veneta, per la coltivazione delle piante medicinali, che allora costituivano la grande maggioranza dei “semplici”.

L’esempio per la costruzione di questo horto furono gli Horti Conclusi medioevali, con una chiara simbologia benedettina…con la perfezione del cerchio, con il quadrato inscritto, divisi in quattro parti da due viali orientati secondo i punti cardinali. L’Orto fu realizzato immediatamente, tanto che fu inaugurato nello stesso anno.

 

La simbologia dell’orto dei semplici di Padova è evidentissima se compariamo con la rappresentazione, della  Gerusalemme nela simbologia cristiana… la quale  rappresenta la visione cosmica e spirituale dell’universo TRINICO.

Il Giardino come il Tutto o le Colonne del Cristianesimo

Il cerchio rappresenta il cielo, il sacro, il mondo spirituale;

il quadrato rappresenta la materia e la condizione terrena.

Simbolo divino: il cerchio si fa quadrato, lo Spirito si fa materia.

Il giardino è diviso da quattro viali, che ricordano i quatto fiumi del paradiso, mentre il suo orientamento rispetta i 4 punti cardinali…perchè

L’uomo deve avanzare nella vita, nelle due sacre direzioni:

  • verso Est, simbolo della luce spirituale e della vittoria di Cristo sulle tenebre;
  • verso Nord nella sua verticale, axis mundi,

dalla terra alla stella polare congiungendo il cielo e la terra.

Gli orti dei semplici, si modificano quasi subito introducendo delle piante esotiche, prima dal bacino del mediterraneo poi dalle Americhe e dall’oriente trasformando gli orti delle piante officinali in Giardini Botanici.

Paracelso (1451-1493) Il Silenzio fu spezzato

alchimista, astrologo e medico svizzero, laureatosi all’Università di Ferrara. La sua importanza in campo

farmacologico è dovuta al fatto di essere stato il primo a raccomandare l’uso di sostanze minerali e di prodotti chimici per la cura delle malattie. Teorizzo la Dottrina dei segni la quale sosteneva che tutte le erbe nascondessero un segno occulto della loro utilità per l’uomo (per analogia). Esempio: le foglie a forma di cuore, avrebbero curato i disturbi cardiaci, la

linfa gialla della Celidonia avrebbe guarito l’itterizia, ecc.

 

Nel novecento.

Dal XIV secolo e per metà del XX secolo la maggior parte dei prodotti usati nelle farmacia e negli ospedali erano a base erboristica, solo dopo il 1960, con il strapotere delle multinazionali del farmaco tutto il settore erboristico viene “eliminato” e considerato un metodo non scientifico e deriso “come pura credulità popolare di persone incolte”.

Il Risveglio

Dagli anni ottanta si è avuto un ritorno dell’utilizzo delle piante e delle erbe, come di tecniche riunite sotto il nome di “medicina naturale”.

Questo periodo di grande sviluppo e ricerca è durato per circa dieci anni, dopo i quali, la maggior parte dei

produttori ha voluto imporre una visione industriale e speculativa dell’attività erboristica, cercando di cancellare completamente il ruolo e la professionalità dell’erborista, in favore dei loro prodotti industriali, contenuti in scatoline multicolori, dai bei cartelloni pubblicitari e sostenuti da promesse fantasiose, di preparati dalle proprietà indimostrabili ed impossibili da realizzare.

COSTRUIAMO UN HORTUS SIMPLICIUM

Prepareremo un orto, in una zona con una buona esposizione solare e dove la terra non sia mai stata contaminata. Il nostro orto sarà delimitandolo all’interno d’un quadrato e se lo spazio ce lo permetterà includeremo il quadrato in un cerchio (orto di Padova) con un orientamento verso est. Il visitatore entrerà da ovest e si  dirigerà verso Est, verso la Luce. Il quadrato a sua volta sarà divido da quattro “vialetti”, in ricordo dei 4 fiumi del Paradiso, che suddivideranno il nostro orto in quattro zone principali, che a loro volta suddivise ancora in quattro aiuole. In tal modo avremmo la dominanza del 4 che rappresenta la materia, che si manifesterà con 16 aiuole. Non esistendo, nella simbologia esoterica, nessun numero oltre il 9, il numero sedici è composto da 1 + 6 che corrisponde al n. 7, che rappresenta il macrocosmo. Al centro del nostro orto creeremo uno stagno, a sua volta suddiviso in tre parti (la trinità), una profonda, una parte umida ed in una torbiera acida.

Lo stagno sarà circolare, per rappresentare la spiritualità con una dominanza femminile e lunare…il grembo della vergine madre.

Come arrivare al giardino dei semplici di Zuglio

Vittorio Alberti Naturopata e dott.ssa Silvia Nogarol Naturopati

Scuola di Naturopatia Hermete Sophia

CENTRO RICERCA PIANTE OFFICINALI VENETO

Solo condividendo i Saperi ci permette di comprende che poco sappiamo e molto dobbiamo imparare.