Visita guidata giardino botanico delle Alpi Orientali Nevegal Belluno

Pressione bassa – Ipotensione
Luglio 2, 2019
Pressione Bassa in Estate Rischio Colpo di Calore
Luglio 3, 2019

14 luglio 2019 ore 10,00 

Visita gratuita al Giardino Botanico Alpino 
delle Alpi Orientali sul monte Faverghera – Nevegal Belluno

Appuntamento ore 09,15 presso ristorante Caserà
via Faverghera n. 751 – Nevegal Belluno (puntuali)
da cui si partirà alle ore 09,30, breve passeggiata, facile in zona panoramica dove si raggiungerà il giardino botanico.

Anche durante la passeggiata si farà lezione descrivendo le piante officinali lungo il sentiero.

Consigliamo di munirsi di blocco notes, macchina fotografica, capello di paglia, acqua ed abbigliamento adatto.

Riserva Integrale di Monte Faverghera – Nevegal – Belluno

Superficie 14 ettari   –   Altitudine min 1400 m 

   Altitudine max 1600 m

Il Giardino Botanico Alpino

All’interno della Riserva Naturale Integrata del Monte Faverghera si trova il Giardino Botanico delle Alpi Orientali ‘F. Caldart’  ideato e realizzato dal naturalista bellunese, Francesco Caldart, dall’inizio degli anni ’50 fino.  

Nel 1971 con decreto del ministeriale 28 settembre 1971 fu istituita la Riserva Naturale integrata.

La vegetazione spontanea della Riserva è costituita da praterie dislocate lungo i dossi sommitali, da arbusteti con prevalenza di salici lungo gli avvallamenti, da vegetazione su roccia in cui predominano gli arbusti nani; la parte bassa della Riserva è invece occupata da un bosco misto, in gran parte di origine artificiale, in cui sopravvivono ancora sporadicamente residui dell’originario bosco di Faggio.

 

La dominanza dello scopo didattico di questo giardino è sottolineata dall’ampia  varietà degli ambienti che si riscontrano all’interno della Riserva, in parte costruiti artificialmente, offre un’ampia panoramica delle diverse associazioni vegetali presenti lungo l’arco alpino orientale.

Sono  presenti piante della boscaglia subalpina, delle paludi e sorgenti alpine, dei popolamenti di torbiera (drosera e Pingiucola alpina), dei pascoli e delle praterie alpine, dei ghiaioni e macerati, delle vallette nivali e delle rupi calcaree e silicee.  Sono inoltre rappresentate le principali comunità licheniche di ambiente alpino.

La flora presente si compone di circa 800 specie di cui oltre la metà sono spontanee.

Sono presenti entità comuni nei piani montano, subalpino e alpino delle Alpi, accanto a specie rare o a distribuzione circoscritta. L’insieme delle specie vegetali presenti  sono tipiche alla porzione orientale dell’arco alpino o delle sole Dolomiti, come il caso della Campanula del Moretti e del Raponzolo chiomoso che si sviluppano sulle pareti calcareo-dolomitiche; la Saponaria minore e il Semprevivo delle Dolomiti che prediligono terreni silicei; la Valeriana strisciante, la Primula tirolese e la Coclearia alpina presenti su rocce e detriti calcarei.

L’impostazione didattica iniziale del giardino, costituita da  aiuole, in cui venivano coltivate le specie botaniche e con specie arboree aliene, fu progressivamente sostituita (dagli anni 80) da una nuova visione floristica diffusa in cui le specie “locali” si trovano nel loro ambiente naturale e non “chiuse” all’interno d’aiuole artificiali, più evidente percorsi 1 e 3.

Il nuovo indirizzo preso dal Giardino fu quello di rappresentare la flora delle Alpi Orientali mediante un approccio più corrispondente alla realtà delle prealpi,  proponendo ai visitatori la collezione delle piante  organizzata secondo ambienti ben distinti sul piano ecologico.

Negli ultimi anni le direttive sulla conservazione della Natura si sono ulteriormente evolute e pertanto nel Giardino Botanico sono in corso alcune modifiche gestionali che nel loro insieme hanno la finalità di valorizzare maggiormente gli aspetti naturali della Riserva Integrale e di incentivare la ricerca scientifica anche mediante l’intensificazione dei rapporti con il mondo universitario.

I giardini botanici alpini sono strutture che nel tempo hanno ampliato le proprie funzioni conservative  (musei all’aperto) prestandosi via via ad un utilizzo differenziato sia per scopi scientifici che didattico-divulgativi.

La caratteristica di “flora-diffusa” mette questo giardino botanico in una posizione comparativa, con il giardino botanico alpino del Cansiglio, ottimale nella quale ogn’uno dei due giardini riafferma nella sua specificità la sua importanza, difatti noi come Centro ricerca Piante officinali di Belluno consigliamo e portiamo i nostri amici e corsisti prima nel giardino del Cansiglio e dopo circa una ventina di giorni in quello delle Alpi orientali, con enorme soddisfazione dei partecipanti.

All’interno dell’area del Giardino si snoda una rete di sentieri tramite i quali sono visitabili parte della Riserva Naturale e i vari habitat alpini artificialmente ricreati. La struttura è dotata di due edifici: il primo, posto all’ingresso, ospita una mostra permanente sugli aspetti floristico-vegetazionali delle Alpi Orientali, mentre nel secondo sono allestiti un laboratorio per l’attività scientifica e didattica e una mostra entomologica. Nello stesso, vi sono inoltre due piccoli appartamenti in cui possono essere ospitati studiosi e personale di servizio.

. Il substrato geologico di questo territorio è di natura calcarea e la morfologia è caratterizzata dalle forme di modellamento carsico, in particolare dalla presenza di doline. Il clima risente essenzialmente di due fattori:la vicinanza del mare che influisce sull’umidità atmosferica e sulle precipitazioni che raggiungono i 1600-1800 mm/anno con un picco autunnale e un picco primaverile e la posizione cacuminale che comporta notevoli escursioni termiche, elevata ventosità, violenti temporali estivi e repentine variazioni delle condizioni meteo.

All’interno dell’area del Giardino si snoda una rete di sentieri tramite i quali sono visitabili parte della Riserva Naturale e i vari habitat alpini artificialmente ricreati. La struttura è dotata di due edifici: il primo, posto all’ingresso, ospita una mostra permanente sugli aspetti floristico-vegetazionali delle Alpi Orientali, mentre nel secondo sono allestiti un laboratorio per l’attività scientifica e didattica e una mostra entomologica. Nello stesso, vi sono inoltre due piccoli appartamenti in cui possono essere ospitati studiosi e personale di servizio. Il substrato geologico di questo territorio è di natura calcarea e la morfologia è caratterizzata dalle forme di modellamento carsico, in particolare dalla presenza di doline. Il clima risente essenzialmente di due fattori: la vicinanza del mare che influisce sull’umidità atmosferica e sulle precipitazioni che raggiungono i 1600-1800 mm/anno con un picco autunnale e un picco primaverile e la posizione cacuminale che comporta notevoli escursioni termiche, elevata ventosità, violenti temporali estivi e repentine variazioni delle condizioni meteo.

Carsismo

Proprio per la conformazione geologica costituita da calcari bianchi, solubili in presenza di pioggia acida, per l’erosione stessa si manifestano degli avvallamenti chiamati doline.

Dolina è una parola di origine slovena e significa semplicemente valle.

Una dolina è una conca chiusa, un bacino che si riempirebbe d’acqua originando un laghetto, se le pareti ed il fondo sono impermeabili; invece, di solito, l’acqua viene assorbita attraverso vie sotterranee, creando da un lato il carsismo stesso e delle grotte verticali e dall’altro la mancanza della presenza stessa dell’acqua, con grandi problemi sia per l’uomo sia per gli animali. Qualora queste doline presentano un fondo impermeabile avremo la formazione di stagni o in alcune situazione particolari di torbiere (vedi paragrafo: Geologia).

Aconitum napellus

Per qualsiasi ulteriore info:

Vittorio Alberti Naturopata – dott.ssa Silvia Nogarol Naturopata

cell. 366 4595 970       -erboristeria.salute@gmail.com

Scuola di Naturopatia Hermete Sophia

CENTRO RICERCA PIANTE OFFICINALI VENETO